La libertà dell’automobilista di scegliere a chi affidare la riparazione del proprio veicolo torna al centro del dibattito. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione introduce infatti un elemento di grande rilievo per cittadini, carrozzieri e imprese artigiane dell’autoriparazione: le clausole assicurative che penalizzano economicamente chi non si rivolge alle officine convenzionate con la compagnia non possono essere considerate automaticamente valide solo perché inserite nel contratto.

Si tratta di un passaggio significativo su un tema che CNA segue da anni: la cosiddetta canalizzazione verso le reti fiduciarie delle compagnie assicurative. Un meccanismo che, attraverso franchigie, scoperti o condizioni economiche più penalizzanti, può spingere l’assicurato a scegliere il riparatore indicato dall’assicurazione, limitando di fatto la possibilità di rivolgersi al proprio carrozziere di fiducia.

La pronuncia della Cassazione riguarda sia i danni derivanti da sinistri RC Auto sia quelli coperti da garanzie dirette CVT, come atti vandalici, eventi atmosferici o altre coperture accessorie. Il principio affermato è chiaro: quando una clausola prevede uno scoperto o una franchigia più gravosa nel caso in cui l’assicurato scelga un carrozziere esterno alla rete convenzionata, il giudice deve verificarne concretamente la chiarezza, la trasparenza e l’equilibrio contrattuale. In altre parole, non basta che la clausola sia formalmente presente nella polizza.

Occorre valutare se essa determini una limitazione ingiustificata della libertà del consumatore e se possa assumere carattere vessatorio. Questo significa che eventuali penali economiche collegate alla scelta del riparatore potranno essere contestate, soprattutto nei casi in cui incidano in modo rilevante sul diritto dell’assicurato. Basti pensare ad alcune franchigie o scoperti applicati nei contratti RC Auto, che possono arrivare anche al 20% del danno.

Per CNA si tratta di un riconoscimento importante perché conferma una criticità denunciata da tempo: il cittadino deve poter scegliere liberamente il professionista a cui affidare la riparazione del proprio veicolo, senza essere condizionato da pressioni economiche o da clausole poco trasparenti. Il diritto di scelta, previsto dal Codice delle Assicurazioni, non può essere svuotato nei fatti da condizioni contrattuali che orientano forzatamente il cliente verso una rete selezionata dalla compagnia.

La questione non riguarda soltanto i consumatori. Ha un impatto diretto anche sul tessuto delle micro e piccole imprese artigiane dell’autoriparazione, che fondano il proprio lavoro sulla competenza tecnica, sulla qualità del servizio e sul rapporto fiduciario con il cliente. Limitare la possibilità di scelta significa alterare le condizioni di concorrenza e indebolire un sistema diffuso di imprese radicate nei territori.

La decisione della Suprema Corte apre quindi una prospettiva positiva per tutto il comparto, ma non elimina la necessità di un intervento normativo più chiaro e definitivo. Il rischio, infatti, è che le compagnie assicurative rimodulino le clausole contrattuali per aggirare gli effetti della pronuncia.

Per questo CNA chiede al legislatore di riaffermare con forza tre principi fondamentali:

  • Il primo è lo stop alla canalizzazione forzata, impedendo pratiche commerciali che condizionano la scelta dell’assicurato e alterano il corretto funzionamento del mercato.
  • Il secondo è la nullità delle clausole punitive, ribadendo che ogni penalizzazione economica legata alla scelta del riparatore di fiducia deve essere considerata contraria ai principi di tutela del consumatore.
  • Il terzo è la piena trasparenza contrattuale, affinché ogni assicurato sia messo nelle condizioni di conoscere chiaramente i propri diritti e di esercitarli senza subire pressioni indirette.

La libertà di scegliere il carrozziere non è un dettaglio tecnico né una questione riservata agli addetti ai lavori. È un diritto del consumatore e, allo stesso tempo, una condizione essenziale per garantire concorrenza leale, qualità delle riparazioni e futuro a migliaia di imprese artigiane dell’autoriparazione.

La pronuncia della Cassazione rappresenta dunque un passaggio importante. Ora serve trasformare questo orientamento in una tutela stabile, chiara e realmente efficace per cittadini e imprese.