È forte il rammarico di CNA Impresa Donna Reggio Emilia per la mancata discussione in aula della proposta di riforma sul congedo parentale paritario, che avrebbe potuto rappresentare un importante passo avanti verso una più equilibrata armonizzazione delle responsabilità e degli impegni genitoriali. La decisione della Commissione Bilancio della Camera di fermare il provvedimento, a seguito del parere negativo della Ragioneria dello Stato per la mancanza di adeguate coperture finanziarie, ha impedito che il tema potesse essere discusso nel merito in Aula. Si tratta di un’occasione mancata per avviare un confronto ampio su una questione che riguarda il futuro delle famiglie italiane, del lavoro femminile e della crescita del Paese.
“La mancanza del congedo parentale equo per entrambi i sessi – commenta Ilenia Azzato, presidente CNA Impresa Donna Reggio Emilia – continua a porre la figura femminile in netto svantaggio in ambito lavorativo, basti pensare alle coppie dove l’uomo è un lavoratore dipendente e la donna imprenditrice o libera professionista. In caso di congedo l’uomo lavoratore dipendente non avrebbe problemi ad essere sostituito dai colleghi e il suo stipendio potrebbe essere coperto dall’INPS, mentre per la donna imprenditrice fermarsi vuol dire perdere il proprio reddito, affievolire la propria posizione in azienda, perdere clienti ed in sostanza vanificare molti dei sacrifici fatti per raggiungere e mantenere la posizione acquisita”.
La proposta puntava a ridurre l’attuale squilibrio tra madre e padre nella cura dei figli, prevedendo l’estensione del congedo di paternità dagli attuali 10 giorni a 5 mesi retribuiti al 100%, con l’obiettivo di promuovere una reale condivisione della genitorialità. Oggi, infatti, il sistema continua a prevedere per le madri cinque mesi di congedo obbligatorio con indennità all’80% dello stipendio, mentre per i padri restano soltanto dieci giorni. Favorire una più equa distribuzione dei carichi di cura non è soltanto una questione di equità sociale, ma rappresenta anche una leva strategica per lo sviluppo economico. Consentire ai padri di partecipare pienamente alla crescita dei figli significa infatti alleggerire il peso che ancora oggi grava in larga parte sulle donne e permettere a molte di loro di restare nel mercato del lavoro, sviluppare il proprio percorso professionale o intraprendere un’attività imprenditoriale.
CNA Impresa Donna Reggio Emilia sottolinea inoltre che una riforma di questo tipo dovrebbe avere un carattere realmente universale, includendo non solo i lavoratori dipendenti ma anche lavoratori autonomi, professionisti e tutte le forme di lavoro oggi presenti nel nostro sistema produttivo. La genitorialità, infatti, è una responsabilità che attraversa tutte le categorie professionali e deve poter essere sostenuta con strumenti equi e accessibili per tutti. Questa prospettiva non dovrebbe essere letta in chiave politica, ma come una scelta di sistema nell’interesse del Paese. Investire in politiche che favoriscano la condivisione della genitorialità significa liberare nuove energie economiche e professionali, valorizzando il talento e le competenze di tante donne che oggi incontrano ancora ostacoli nella conciliazione tra lavoro e famiglia. Le esperienze di diversi Paesi europei dimostrano che politiche più equilibrate in materia di congedi parentali producono effetti positivi sia sull’occupazione femminile sia sulla natalità. Modelli che andrebbero osservati con attenzione anche in Italia, dove il tema dell’inverno demografico rappresenta una delle principali sfide dei prossimi anni.


